Una recente ricerca sviluppata dal Miur fornisce indicazioni utili a riguardo. L’indagine, condotta su una popolazione di seicento imprese appartenenti prevalentemente al comparto manifatturiero, esplicita le richieste delle imprese riguardo ai giovani da inserire in azienda. Se si considerano i dati relativi al comparto della meccanica e della meccatronica, uno dei settori maggiormente consapevoli rispetto alle trasformazioni tecnologiche in corso, emergono per importanza le cosiddette soft skills, competenze trasversali che superano nelle preferenze delle imprese quelle legate a specifici ambiti di attività (produzione, manutenzione, controllo qualità).

Cosa sono esattamente queste soft skills così apprezzate dalle imprese? Secondo i numeri della ricerca, un primo set di competenze soft riguarda la capacità di lavorare in gruppo mentre un secondo gruppo di competenze particolarmente richiesto è la capacità di definire problemi (problem setting) e di risolverli (problem solving). Grandi e piccole imprese assegnano priorità a chi sa operare in team per affrontare i problemi in modo originale e fattivo. Ciò non significa che le imprese non apprezzino competenze in domini specifici (programmazione software, scienza dei materiali, robotica). Piuttosto riconoscono l’importanza di profili professionali a “T”, espressione che negli ultimi dieci anni ha sintetizzato l’importanza di un doppio investimento su saperi verticali (la gamba verticale della T) e competenze orizzontali come la capacità di dialogo e di interazione con i collaboratori (il tratto orizzontale).
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